Il dipendente, molto spesso, teme eccessivamente la lettera di richiamo. Questo richiamo aziendale può essere affrontato positivamente

La lettera di richiamo ha lo scopo di far conoscere al dipendente il mancato rispetto di una o più regole enumerate nel contratto di lavoro

Quando viene inviata una lettera di richiamo?

L’utilizzo di questo documento, ufficiale, è regolato dai Contratti Collettivi di Lavoro, nei quali sono previste le diverse sanzioni alle quali il lavoratore può incorrere, in caso di illeciti. 

Il richiamo, in forma verbale o scritta, è la prima sanzione prevista e viene applicata in casi quali: 

  • Ritardi ripetuti a lavoro.
  • Assenze ingiustificate.
  • Avvisare in ritardo un’assenza a lavoro.
  • Non presentare il richiesto certificato medico.
  • Utilizzare indebitamente proprietà aziendali.
  • Adottare comportamenti socialmente pericolosi (come presentarsi al lavoro sotto l’effetto di stupefacenti).

Non dobbiamo dimenticare come due richiami, in due anni, possono essere motivo di licenziamento. 

Un confronto necessariamente positivo

La lettera di richiamo non deve essere interpretata in maniera negativa, ma considerata come un momento di positivo confronto tra datore e lavoratore. 

Il lavoratore ha il dovere, e il diritto, di rispondere al richiamo entro pochi giorni (dipende dal tipo di lavoro svolto). 

Questo è il momento più importante, per il dipendente perché tramite la sua risposta dovrà far capire al suo datore di essere una persona responsabile, motivando al contempo il perché del mancato rispetto di una regola aziendale. 

Come evitare il richiamo?

La reprimenda può essere evitata fornendo sempre una spiegazione, scritta o orale, al proprio superiore di quanto accaduto. 

Può capitare di fare ritardo al lavoro o non presentare subito il previsto certificato medico, l’importante è essere sempre trasparenti con i propri colleghi e con i superiori.